"Centocinquanta..." di A.Campanile

  Roma, Teatro Argentina 1974


"Centocinquanta..." una fase del balletto.

         

        

L'anno successivo fui riconfermata allo Stabile di Roma.

In scena "Centocinquanta, la gallina canta" di Achille Campanile, regia di Filippo Crivelli.    Uno spettacolo molto divertente fatto di scenette esilaranti, siparietti, canzoni, etc. e che ben si prestava alla mia grande passione per il travestimento.

Facevo ben tredici personaggi diversi, dalla bambina al cuoco russo... Ballavo, cantavo, recitavo... Insomma: uno spasso.       

E, naturalmente come sempre, una grande fatica. I tempi erano talmente serrati che, tra una scena e l'altra non avevo nemmeno il tempo di andare in camerino a cambiarmi per la scena successiva.

Semplicemente mi spogliavo dietro alle quinte, in mezzo ai macchinisti e ai pompieri che inevitabilmente  sostano per l'esercizio del loro lavoro, circondata da sarte frettolose che mi aiutavano nel portare a termine il mio travestimento.

Chi mi tirava di qua, chi di lÓ, una m'infilava le scarpe mentre un'altra mi ficcava con vigore la parrucca in testa incurante della miriade di forcine che trattenevano i "miei" capelli e che in quell'attimo diventavano spilli...

Una sera, alla Teatro "La Pergola" di Firenze, nella foga del ballo, presi una brutta botta al ginocchio. Con stacanovismo continuai lo spettacolo, ma quando pi¨ tardi fui portata al Pronto Soccorso, ebbi la sorpresa di una bella ingessatura.

Non mi diedi per vinta e feci come se niente fosse, anzi, nel ballo della "Spagnola" ne approfittai da "vera guitta che sono"...

Succedeva questo: quando dalla quinta entravo in scena al suono delle nacchere, badavo bene, non solo di non zoppicare, ma anche di non sollevare il vestito da flamenco che indossavo. Questo piacere me lo riservavo alla fine del balletto quando, sulle ultime note, con mossa fulminea spostavo la gonna  mostrando il "gambone" di gesso con un sonoro  "OlÚ" finale. 

E allora in platea succedeva il finimondo tra risate e applausi e io, manco a dirlo, ero strafelice!

 

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