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r i c r e a z i o n i  e  r i s c r i t t u r e

 

 

giovedì, 4  febbraio 2010

 

 


Come si legge in ogni enciclopedia, il carbonio ha molte forme che vanno dal durissimo diamante alla soffice grafite. Questo elemento chimico, ben rappresenta il granitico e morbido aspetto del vissuto aspro e delicato al tempo stesso di
Liù Bosisio autrice di "Il carbonio nell’anima", libro in cui riversa il ricordo di una vita – dalla sofferta infanzia alla trepida adolescenza fino alle esperienze dell’età matura – con la quale si confronta in modo sincero fino alla spietatezza.
In copertina è impressa la parola “romanzo”, francamente, fossi stato l’editore, non avrei usato quella dizione, perché a me pare che sia molto di più se è vero – ed io concordo – che, come dice il grande Pessoa, “Il romanzo è la favola delle fate per lettori che non hanno immaginazione”. Qui la mossa prima del romanzo, la trama, è felicemente bandita perché la narrazione si propone (e s’impone) non come fiction tradizionale o avanguardistica, ma come respiro autentico di un’esistenza senza prezzo e senza pace. E questo pur non rinunciando a una complessa struttura dove la protagonista si sdoppia, e perfino si triplica, ma non al servizio di una cosmetica scrittoria bensì come rifrazioni e scissioni della personalità di chi scrive.
Giustamente Marina Tommaso che firma la prefazione afferma … "Cicci e Luisella e Luisa raffigurano tre momenti, ma anche il segno di una continuità che trova il suo denominatore proprio in quella fisionomia che vorrebbe negarsi: la Bosisio che conosciamo, quella riproposta dagli schermi e dal video, e che l’Io narrante dell’autobiografia preferisce sia lasciata in ombra."

 

 

A Liù Bosisio ho chiesto: com’è nato questo libro?

Questo libro è nato giorno per giorno nel corso degli anni. Piccole note su agende, pensieri scritti su tovagliolini di carta nei ristoranti, nei bar, nelle sale di attesa quando andavo disperatamente in cerca di lavoro… Si sono accumulati e, non so perché, sono stati messi via con cura. Quando ho avuto un computer li ho ricopiati, cercando di farlo, per quanto possibile, in ordine cronologico. Ma senza uno scopo preciso.
Fu molto più tardi che cominciò a profilarsi l’idea di una tessitura… ma la soffocai… troppo ardita l’ipotesi di scrivere un libro.
Poi, a poco a poco, si insinuò la domanda: “E perché no?..”
La coscienza di essere sempre stata costretta a portare una maschera fu la spinta che mi fece decidere. Volevo finirla con il personaggio, ucciderlo, dimenticarlo. Volevo diventare Persona, finalmente! Una sola, distinta tra i molti. E volevo che lo si sapesse, che mi si conoscesse per quello che veramente ero. Ed ecco il libro.

 

Che cosa ti ha dato e, eventualmente, che cosa ti ha tolto questo libro?

Per stendere questo scritto è stato necessario intraprendere un lungo viaggio antropologico nella mia anima (da qui l’immagine del Carbonio), quindi nella mia vita: lavoro molto duro, lacerante, ma alla fine liberatorio. Ho raggiunto la chiarezza. E la serenità, anche se a volte accompagnata da un velo di malinconia.
No, il libro non mi ha tolto nulla, assolutamente. Penso che denudarsi, togliersi di dosso tutti gli orpelli che ci hanno agghindato camuffandoci per una vita, sia comunque un bene, un atto onesto verso se stessi e verso gli altri. Sì, a volte c’è ancora l’ombra di un dubbio, forse. Ma mi consola la certezza che il “dubbio” sia un grande patrimonio, quello che ci salva.

 

L’autrice – conduce in Rete un sito web – prossimamente sarà presente in questo sito nella sezione Nadir con suoi collages digitali.

 

Liù Bosisio
“Il carbonio nell’anima”
Prefazione di Marina Tommaso
Pagine 218, Euro 14.00
Buffoni Maledetti Editori

 

 

 

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