il Quadrifoglio

Periodico dell'Università di Brescia

 

 

Liu’ Bosisio

    una carriera che non smette mai di trovare nuove strade   

nell’arte e nella vita
 

 

 

Questa che state per leggere, non è una biografia in quanto tale.
Non ha la pretesa
di elencare le tappe della carriera di Liù e nemmeno di rinchiuderla all’interno dei sui personaggi.
Vero è che quei
personaggi sono diventati “quei personaggi” anche grazie alla sua professionalità e alla sua voce, ma Liù è prima di tutto un artista e un artista non è ciò che fa, ma è “perché” lo fa.
Per
saperne di più, potete fare “un giro” nel web: informazioni su Liù certo non mancano.


(Pseudo biografia)

Attrice, doppiatrice, scrittrice, pittrice e ora ceramista Raku: è Liù Bosisio.
Sicuramente la
ricordiamo per alcuni suoi personaggi che sono stati e sono tutt’ora delle pietre miliari nella storia dellanostra televisione. Attiva soprattutto tra gli anni ’60 e gli anni ’80, ha interpretato la «signora Pina» in «Fantozzi» (1975) e l’anno successivo in «Il secondo tragico Fantozzi» entrambi diretti da Luciano Salce. Sempre per la stessa serie, ha lavorato anche con Neri Parenti per «Superfantozzi» del 1986.

La sua voce ci è nota per aver doppiato alcuni dei personaggi più cari alla nostra infanzia: «Spank» di «Hallo Spank», il gattone spaziale «Doraemon» e «Charlie Brown» e "OiPipperita Patty". E ancora: la voce di "Marge" e delle sue due sorelle «Patty e Selma» nella serie tv i «Simspon», è di Liù.

Ma non solo. Dopo aver frequentato l’Accademia di Arte drammatica di Milano, Liù lavora anche in radio e in teatro interpretando, tra gli altri, lo spiritello shakespeariano “Ariel” ne “La tempesta” e "Puck" nel "Sogno di una notte di mezza estate". Sempre sul palcoscenico del teatro, lavora spesso con Luca Ronconi che dal 1998 è direttore artistico del Piccolo di Milano.

Dopo aver abbandonato la carriera di attrice, Liù si è dedicata alla letteratura scrivendo, insieme a Peppino Venetucci, il testo teatrale tratto da “Povera gente”, primo romanzo di F.M.Dostoevskij. Con la regia dello stesso Venetucci, sarà presentato in teatro a Roma nel 1976 e trasmesso più volte dalla Rai dall’anno seguente.

Oggi? Non ha smesso di essere un artista, là dove l’arte è una forma di espressione e una ricerca di una dimensione interiore dell’io. Passando dalla pittura, è arrivata alla ceramica Raku creando collages polimaterici alla ricerca della tridimensionalità. Dal 2006 collabora ed è redattore capo del sito “buffonimaledetti.org” dando vita poi, nel 2007, all’Associazione culturale “Buffoni Maledetti” che si occupa del sito internet e della casa editrice che ha editato il suo ultimo libro, “Il carbonio nell’anima”, un viaggio nella memoria di una donna di terza età, alla ricerca del “perché” della vita.

FRAVAS


Raku: «Il Miracolo dell’Argilla».

È questa l’esposizione presentata lo scorso sabato 20 marzo al Museo Diocesano di Brescia da Liù Bosisio, nota attrice e doppiatrice italiana. Ma che cos’è il raku? È un'antica tecnica giapponese per la fabbricazione di ceramiche. Liù è un’artista autodidatta, che dapprima si è avvicinata alla pittura e al collage, per «approdare poi all’assemblaggio ed alla scultura, perché – dice - nelle mie opere sentivo il bisogno di ricercare la tridimensionalità. Sino a scoprire il prodigio della ceramica raku e l’amore per le terre».

Il termine raku designa una particolare tecnica ceramica di origine giapponese. Nata nel XVI secolo per mano di Chojiro, si identifica fin da subito con la produzione delle tazze per la cerimonia del tè, dando origine ad una dinastia di ceramisti che da quindici generazioni continua a tramandare la tradizione del raku in Giappone. Nulla è lasciato al caso nella tecnica originaria, il ceramista deve seguire una precisa sequenza di operazioni, che acquistano, per questo motivo, un carattere quasi rituale. Gli unici strumenti messi a disposizione per modellare le tazze sono le mani, che permettono di ottenere un risultato sempre unico, un oggetto dalla superficie irregolare e dall’apparenza rustica. Asimmetria, irregolarità ed imprevedibilità sono gli elementi che caratterizzano la ceramica raku. Nel ‘900 la tecnica raku si è diffusa nel mondo occidentale, subendo radicali trasformazioni. La sperimentazione è libera e continua, come continua è l’introduzione di varianti personalizzate che hanno reso questa tecnica facile preda dell’espressione artistica e degli artisti.

Il procedimento è molto complesso, ma, per comodità, cercherò di riassumerlo in pochi schematici passaggi. La tecnica odierna prevede, una volta consegnata all’oggetto la forma desiderata, una prima cottura. Poi viene applicato il rivestimento, il pezzo viene decorato con gli smalti e quindi cotto una seconda volta. Successivamente i pezzi vengono estratti dal forno ancora incandescenti e sepolti sotto uno strato di materiale organico come segatura di legno, foglie, carta di giornali. Sarà il forte sbalzo termico a generare le particolarissime crepe sulla superficie, caratteristiche della ceramica raku. Infine si chiude  ermeticamente il recipiente in cui è stato riposto il manufatto: in condizione di assenza pressoché totale di ossigeno il fumo andrà ad alterare  il rivestimento e l'impasto  ceramico, creando suggestivi riflessi metallici. Bastano piccolissime varianti, leggere modifiche nella composizione chimica dei rivestimenti, nei tempi o nelle temperature per ottenere effetti sempre nuovi e non del tutto prevedibili.

Liù Bosisio scopre il raku, scopre un materiale duttile, che talvolta cerca di plasmare, di rendere obbediente, altre volte invece si lascia trascinare da quella stessa materia misteriosa e magica. Scopre l’amore per la terra, una terra da plasmare, da accarezzare e ascoltare.

NABE

 

“Una brava artigiana”, così si definisce  Liu’ Bosisio: dal teatro al raku passando per il cinema e il doppiaggio.
Semplice e forte, dentro e fuori. Non trovo parole migliori per descriverla. L’abbiamo incontrata per caso Liù Bosisio. Dove per «caso» intendo (e ringrazio) il Museo Dicesano di Brescia e Paolo Linetti che ne è responsabile delle attività museali. «Liù Bosisio è a Brescia per presentare la sua mostra di ceramiche Raku».

E la domanda è sorta quasi spontanea: «ma Liù, non era un’attrice?» Mi risponde direttamente lei «Essere artisti è una continua ricerca, o almeno lo è per me. Mi sono avvicinata al Raku iniziando dalla pittura e pian piano, sulla tela, ho iniziato a gettare anche altre cose oltre ai colori e ai pennelli: piccoli pezzi di terra, sassolini, ghiaia. Ma ancora non mi bastava. Ho provato allora a metterci oggetti da attaccare insieme, degli assemblaggi, e poi da lì sono arrivata ai veri e propri collage su carta sempre verso la ricerca della materia, quella da modellare”.

 L’ho incalzata: «E il Raku?» «Molto semplice: all’università della terza età ho incontrato un corso di ceramiche Raku e vi ho partecipato. Mi ha colpito molto, oltre che la ricerca materica nella ceramica, la storia e la filosofia che sta dietro al Raku, la sua forte tradizione che affonda le radici nel passato della cultura giapponese. Il corso l’ho frequentato ben quattro volte, si, sempre lo stesso corso. L’ho fatto per imparare bene, per carpire tutti i segreti ma anche per la gioia di stare insieme agli altri perché è sempre bello condividere queste esperienze».

La chiamo «artista» mentre parlo, più di una volta. Lo faccio sovrappensiero perché questo penso di lei. Liù mi guarda e con dolcezza mi dice «Io non sono un artista, sono una brava artigiana, per tutto ciò che riguarda la mia carriera. Tutti possono mettersi a fare ceramiche Raku e mettersi in gioco nell’arte. Gli artisti, quelli veri, lasciano il segno e per ora io non so se l’ho lasciato: lo sapremo se fra 50 anni si ricorderanno di me».

 Il palcoscenico del teatro ha fatto da sfondo a una grande parte della sua carriere. «Il teatro è quell’invisibile filo che va dalla bocca e dal corpo degli attori alle orecchie degli spettatori. E se gli attori sono bravi, direttamente al cuore di chi guarda. Ma il teatro non è solo poesia - spiega Liù con un sorriso amaro - è un lavoro strano che può regalare tanto, ma che può anche togliere molto. Grandi tournèe, lunghi viaggi e periodi lontani da casa, lontani da qualsiasi cosa: è difficile concepire una vita familiare e una vita dedicata al teatro. Anche se, devo dire, i personaggi che ho interpretato, mi hanno donato delle emozioni e li ricordo ancora (per esempio lo spirito Ariel della Tempesta di Shakespeare n.d.r.). Oggi il teatro è cambiato, è business e la magia svanisce d'improvviso. I giovani dovrebbero imparare a valorizzare le doti che hanno, il loro talento, e non a voler diventare famosi anche se non sanno fare niente: il talento non è un dono di tutti, ma la capacità di vedersi per ciò che si è invece sì, e soprattutto bisogna studiare. Non c'è altro da dire. Se vuoi fare le cose fatte bene devi studiare. Ore, ore, ore e ancora ore a provare e riprovare finché non raggiungi la perfezione. Oggi il mondo artistico non vuole far fatica e purtroppo il risultato si vede».

Saggezza. Chiara e lineare. Liù non è «Spank» o «Marge Simspon»: è una donna, un'artigiana, una ceramista Raku. Starle vicino fa effetto, ma non per la sua fama, ma per tutte le cose che si vedono nei suoi occhi. Cose che ha visto e vissuto. E credetemi, sono davvero tante.

FRAVAS


“Buffoni maledetti”: per promuovere arte ed artisti.


Nata nel 2007 dall’evoluzione del sito www.buffonimaledetti.org (BM.org), l'associazione Culturale «Buffoni Maledetti» si prefissa l’intento di diventare una realtà concreta in ambito culturale. Scopo dell'associazione è, infatti, quello di promuovere «Arte ed Artisti in ogni forma possibile – spiega proprio l’associazione - usando in primo luogo internet e tutte le possibilità da questo offerte, organizzare e sostenere manifestazioni culturali a scopo benefico dove protagonisti sono gli artisti del sito “BM.org”». Ma l’obiettivo è anche quello di arrivare al pubblico in modo concreto sostenendo gli autori ritenuti più meritevoli. Tutti i partecipanti a «BM.org» possono infatti fare richiesta per entrare a far parte dell'Associazione e coloro che verranno selezionati saranno coinvolti nelle varie iniziative che l'associazione provvederà a promuovere quali ad esempio pubblicazioni, mostre, concerti e tanto altro ancora. «La particolarità del sito è quella di lasciare libertà totale a commenti di tutti i generi, decoro permettendo, in conformità alle regole della censura - spiega Daniele Romei fondatore del sito - e aprire le porte davvero a tutti coloro che non hanno accesso ai luoghi convenzionali dell'arte, a quei talenti che non hanno spazio nei teatri e negli auditorium. Il sito è nato dieci anni fa ed è diventato fin da subito il più grande database di opere ed artisti che abitano l'"underground" del palcoscenico. Con l'arrivo quasi casuale di Liù Bosisio, è nata anche la casa editrice con la quale abbiamo già dato vita a tre libri che vengono distribuiti nelle librerie di medio mercato perché la grande editoria italiana - precisa senza polemizzare Daniele - "snobba" un po' queste pubblicazioni. Penso ad esempio al libro di Liù: è chiaro che l'autrice è "nuova" all'ambito editoriale, ma sicuramente non lo è in quello della vita». E per il futuro? «Continueremo imperterriti nel nostro viaggio e nel nostro intento – conclude – cercando di dare voce e forma a tutti quelli che sono "buffoni maledetti" ma che ancora non lo
sanno!».

 FRAVAS

Brescia, Aprile 2010