Le interviste di Christian Arioli

L'ATTRICE E LA DONNA: INTERVISTA A

LIU' BOSISIO

L'ATTRICE E LA DONNA:

Tutti la ricordano per essere stata Pina Fantozzi, la moglie del ragioniere più famoso e sfortunato d'Italia. Ma Liù Bosisio non è solo questo: innanzitutto ha lavorato in teatro sin dalla seconda metà degli anni Cinquanta in opere di alto livello tra cui "LA TEMPESTA" di Shakespeare, "ORLANDO FURIOSO", "ORESTEA", "SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE"... Come doppiatrice ha dato la voce ad un'infinità di personaggi ma basti ricordare tra tutti la dolce Marge, moglie di Homer Simpson. Abbandonata la carriera di attrice si è dedicata ad un'insolita passione: la ceramica raku (un particolare tipo di lavorazione nata in Giappone nel XVI secolo). Ricopre inoltre il ruolo di redattore capo nel sito BUFFONIMALEDETTI che promuove giovani talenti nel campo della letteratura e della poesia.

 

Come e dove nasce artisticamente Liù Bosisio?

- Nell’oratorio di Affori, una frazione di Milano. Ero molto giovane, 13, 14 anni. Lì mi resi conto che quando recitavo sul palcoscenico della parrocchia, avevo il potere di divertire e farmi applaudire. Erano per lo più delle farse molto innocenti, ed io ricoprivo sempre ruoli maschili: mi piacevano moltissimo. Più tardi mi iscrissi all’Accademia d’Arte Drammatica.

La tua prima apparizione nel cinema avviene nel 1962, interpretando la parte di Diana nel film di Luciano Salce "LA CUCCAGNA" con Ugo Tognazzi e il grande cantautore Luigi Tenco. In che modo sei arrivata nel mondo del cinema? E che cosa ci puoi raccontare di questa tua primissima esperienza?

- Molte anticamere con foto approssimative. Si andava in tre, quattro amici aspiranti attori, in ogni produzione dove si sapeva che stavano preparando un film. Era snervante. Ricordo che mi vergognavo moltissimo.

Nello stesso anno partecipi anche a "LA MARCIA SU ROMA" di Dino Risi nel ruolo di Adelina, ancora con Ugo Tognazzi e un altro grandissimo quale Vittorio Gassman. Che cosa ricordi di queste prime esperienze? Hai avuto modo di conoscere i due mattatori sul set? E se sì, quale era il loro carattere?

- La parte di Adelina la ebbi presentandomi nella produzione appunto come detto sopra. Ricordo che per essere in "tema", ci andai indossando una camicia nera. Risi si divertì moltissimo e forse mi prese solo per questo. Del resto era una parte piccolissima. Gassman e Tognazzi... A quel tempo non avevo coraggio di parlare con nessuno. Per me loro erano i "Grandi": e chi osava avvicinarsi? Timida com’ero...

Vieni anche annoverata all'interno del cast di un documentario del 1969 di Gianni Proia, "REALTA' ROMANZESCA". Che cosa puoi dirci a riguardo?

- Avevo una parte molto divertente: una moglie giovane e carina, stravagante e svampita. Gianni Proia era una persona gentilissima. Ho un bel ricordo di lui e del film.

Nel 1972 altri due film: "SENZA FAMIGLIA NULLATENENTI CERCANO AFFETTO" di e con Vittorio Gassman e "PULP" di Mike Hodges. Nel film italiano ti ritrovi a lavorare per la prima volta con Paolo Villaggio, futuro partner nell'indimenticabile "FANTOZZI": in che rapporti eri con lui? Mentre di "PULP" che cosa ricordi?

- Con Villaggio non ho mai avuto rapporti molto stretti. Con Gassman è stata un’altra storia. Mi stimava, credo. Frequentavo il suo "A1", (mi pare si chiamasse così) vicino a Piazza Flaminio. Era un bel locale in un seminterrato. Lì si parlava di tutto, non solo di Teatro. Era frequentato dall’ "intellighenzia" romana, registi, scrittori, filosofi, insomma la crema della cultura dell’epoca. Settimanalmente si facevano delle "epifanie", delle proposte improvvisate e subito messe in atto. Ricordo che tutto quell’ affabulare mi frastornava un po’ e allora proposi a Vittorio "dieci minuti di silenzio assoluto". Lui fu sorpreso dalla mia proposta, ma poi... Sai che cosa vuol dire stare seduti tutt’attorno, guardarsi, e non dire una parola?... Saltano fuori tutti i tic, gli imbarazzi, lo schiarirsi della voce... Qualcuno non resse ed uscì. Fu davvero divertente. Fu lì che Vittorio mi propose "NULLATENENTI SENZA FAMIGLIA CRECANO AFFETTO"... "PULP"!.. ricordo bellissimo! Gentilezza, il produttore a prendermi all’aeroporto (si girava a Malta), fiori tra le braccia, camera all’Hilton... Gli inglesi (non so gli americani, ma credo di sì) non girano subito. Sono previste delle "prove" esattamente come in teatro. Solo dopo, quando la scena è perfetta sotto tutti i punti di vista, si gira. E poi la carineria di tutti, dal produttore al ciackista, compresi i primi attori, tutti uguali, tutti trattati ad altissimo livello di educazione e cortesia. Io ero l’ultima ruota del carro... eppure fui trattata come una principessa. In Italia, nel cinema intendo, le cose non andavano certo così. E io, lì a Malta, dopo aver cenato in albergo, bevuto e ballato, ho camminato sulla scogliera tenuta per mano da Michael Caine... Roba da non credersi!

So che non ami l'horror, ma nel 1974 eccoti in un film granguignolesco e barocco come "IL MOSTRO E' IN TAVOLA BARONE FRANKENSTEIN". Come mai hai accettato il ruolo di Olga la governante? C'è chi sostiene che il film non l'abbia realizzato Paul Morrisey ma il nostro Antonio Margheriti, addetto a supervisionare in realtà solo gli effetti speciali. Chi ha diretto questo film?

- Si trattava di un film di Andy Warholl, come rinunciarci? Sì, perché il film in verità era suo, oltre che di Paul Morrisey. Margheriti, almeno con me, ha fatto solo dei rifacimenti.

Dopo la parentesi ne "IL LUMACONE", di Paolo Cavara, in cui reciti la parte di un'inquilina, finalmente arriviamo al 1975, quando giri uno dei film immortali del nostro cinema: "FANTOZZI", diretto dal bravissimo Luciano Salce. Qual è stata la genesi di questo film?

- Non amo parlare di questo periodo, e l’ho già detto in altre interviste.

Ti chiedo allora soltanto una cosa su questo film, se me lo concedi. Com'è nato il tuo personaggio? E' tutto farina del tuo sacco oppure c'era anche lo zampino di Salce  e Villaggio?

- Sì, è farina del mio sacco, tant’è vero che Villaggio non era d’accordo. Io volevo fare, e ho fatto, una Pina "umana": Paolo la voleva più caricaturale.

Come mai dopo il successo dei primi due capitoli di FANTOZZI non hai più interpretato tu il ruolo di Pina? Non ti eri affezionata al personaggio, oppure temevi di dover ripetere sempre la stessa parte e quindi non volevi fossilizzarti su un unico personaggio?

- Ben conoscendo ed apprezzando la qualità di attore di Villaggio, ho "voluto" rinunciare perché, purtroppo, siamo in Italia. Il personaggio non me lo sarei più tolto di dosso. Ed è talmente vero ciò che dico che, dopo più di trent’anni, siamo ancora qui a parlarne. Io Pina l’ho amata, e molto. E credo che si sia capito dal girato.

Nello stesso anno fai un'apparizione nello splendido "NOVECENTO" di Bertolucci. Sei passata da un ruolo comico, come quello di Pina, a un ruolo decisamente drammatico nel personaggio di Nella. E' anche questo uno dei motivi per cui hai preferito abbandonare la moglie del ragioniere?

- Nella è stata solo una comparsata. Quando mi sono ritrovata sul set, mi sono resa conto che bisognava girare in inglese, e nessuno me lo aveva detto. Conosco il francese, la lingua inglese mi è sempre stata ostile. Per cui ho abbandonato il set. Ci sarebbero, a questo proposito, moltissime considerazioni da fare, ma non credo sia il caso. Il mio pensiero verrebbe travisato, trasformato e preso per quello che non è. E io non amo le pettegolerie.

"GRAN BOLLITO" di Bolognini del 1977 è una film strano, che racconta la storia realmente accaduta della Cianciulli, la saponificatrice che uccideva le sue vittime e poi le eliminava facendole bollire in un pentolone. Protagonista e mattatrice una splendida e pazzoide Shelley Winters: hai avuto modo di conoscerla?  E ancora, che tipo era Bolognini sul set? Qualche aneddoto su questa pellicola?

- Shelley Winters era una grandissima attrice, dimenticata troppo presto. Tutto è così effimero in questo mondo! Era molto simpatica, e, come dici tu, un po’ pazzerella forse. Ricordo che girava solo se c’era della musica di sottofondo. Mauro! Mauro Bolognini, persona affascinante, gentile, premurosa. Ricco di ironia ed autoironia. Ho lavorato molto con lui, anche in teatro. Un aneddoto?.. Fammi pensare... Ecco: avevo girato una scena con un gatto rosso tra le braccia. Qualche giorno dopo il gatto rosso non c’era più, non so perché. Forse aveva concluso il contratto! (Oh, Dio! Come sono spiritosa!...) Bene. Si presenta il fatto che dovevo girare un’altra scena, sempre con lo stesso gatto. Ma il gatto non c’era. Mi misero tra le braccia un pezzo di finta pelliccia, tinta all’uopo. Andai da Mauro a lamentarmi. Mi disse: "Non ti preoccupare, vedrai che diventerà un gatto!" Con il muso lungo, non ero affatto convinta di ciò che stavo facendo, girai la scena. Beh: aveva ragione lui. Vedendo il girato io avevo tra le braccia esattamente un gatto rosso. Quello che Mauro sapeva ed io no, era il fatto che quando mostri al pubblico un’immagine (gatto tra le braccia) in una prima scena, verrà da sé che il pubblico vedrà tra le braccia l’immagine primaria, anche se in scena non c’è più il gatto, ma uno straccio rosso.

Iniziano poi gli anni ’80, che ti vedono impegnata in tre film dal 1980 al 1983 ("I SEDUTTORI DELLA DOMENICA", "SBALLATO GASATO COMPLETAMENTE FUSO" e "IL TASSINARO"), fino poi a ritornare dopo dieci anni al ruolo di Pina in un altro film di Fantozzi: "SUPERFANTOZZI". Come mai sei ritornata al ruolo di Pina? E perché è stato il tuo ultimo film?

- Era l’86 mi pare. Milena era assente, il film lo si doveva fare. Mio figlio aveva bisogno di una casa... ecco il perché.

Com'è stato il passaggio dal decennio degli anni ‘60 a quello dei ’70, finendo poi agli anni ‘80? Quali differenze hai potuto constatare nel modo di lavorare e di proporsi nel mondo del cinema?

- Non ho notato differenza alcuna. Sempre la stessa deferenza verso gli importanti, ed indifferenza verso gli altri. Cosa che non accadde con la troupe inglese, come detto sopra. Vedi? Per quello che ho potuto constatare nelle diverse esperienze da me fatte, la figura dell’aiuto regista è ben diversa in un caso o nell’altro. Naturalmente sto parlando di molti anni fa, una trentina diciamo. Oggi mi auguro che le cose siano cambiate. L’aiuto regista è una figura necessaria e assai importante. All’estero gode di oneri ed onori, in Italia, (ripeto: per quello che ho potuto vedere io), l’aiuto regista era quello che correva a comprare le sigarette o a portare il caffè al "Maestro". L’aiuto regista è spesso un uomo intelligente, preparato, che ha studiato, che ha fantasia ed immaginazione, che conosce il cinema... Mi chiedo: perché non approfittarne? Gli altri paesi l’avevano capito già d’allora.

Tu sei nata a Milano, hai avuto difficoltà ad approdare al cinema che notoriamente si sviluppa e cresce in quel di Roma?

- Il Teatro è sempre stato il mio lavoro, non il cinema. Quello è stato un fatto casuale, tra una tournée e l’altra. A parte il fatto che il mio primissimo film l’'ho girato proprio a Milano...

E' una domanda che faccio sempre a tutti i personaggi intervistati: che ne pensi dell'attuale scena del cinema italiano? Pensi che ci sia stato un cambio generazionale tra registi e attori? Secondo te, perché in Italia i giovani faticano ad emergere? Non pensi ci sia una sorta di ostracismo mirato a lasciare che tutto rimanga uguale e non si voglia dare sbocco a chi non vuole restare nel seminato?

- Non seguo molto, a dir la verità: per me è un mondo ormai lontano. Ma quando mi imbatto in un film di un Crialese ad esempio, o di un Giordana, beh... dico che questi "giovani" sono molto molto bravi. Parlo sia di registi che di attori. I bravi si notano. In quanto ad emergere... no, non credo che facciano molta più fatica di quanta non ne abbiano fatta quelli della mia generazione, anzi! Ora ci sono molte più occasioni di allora: cinema, teatro, molta TV (pensa al "Grande Fratello"...) Ti ritrovi divo dall’oggi al domani. Ma questo non c’entra con la qualità: chi è bravo prima o poi esce.

Qual è il tuo rapporto con il cinema, il teatro e la televisione?

- Oggi nullo. Rifiuto ogni invito, ogni partecipazione: ("Quelli che il calcio" o "Uno mattina"), solo per far qualche nome. Partecipo invece volentieri a dibattiti o conferenze, soprattutto sulla scrittura.

Come sei arrivata a doppiare Marge Simpson nell'omonima serie? Sono ormai molti anni che segui questo personaggio: ti sei un po' affezionata a Marge? C'è qualcosa in lei, nel suo carattere,  che un po'  ti rassomiglia?

- Ho fatto un provino insieme ad altre cento... Mi sono detta: "Come farlo?" Poi ho ascoltato la voce originale americana ed ho cercato di imitarla. Nessun merito dunque. Ma dagli americani è stata scelta la mia voce.

Non tutti sanno che hai doppiato moltissimi cartoni animati oltre ai "SIMPSON", cito qualche nome tanto per dare l'idea: Spank, Doraemon, Ruriko (ne "L'UOMO TIGRE"), solo per citarne alcuni. Come ti trovi in questo ruolo di doppiatrice (hai anche doppiato film come "BARRY LYNDON" o "PROVACI ANCORA SAM")? Che sensazione ti da sentire la tua voce sul volto di un altro?

- Nessuna. Tu pensi che un operaio della fiat quando vede una seicento per strada pensi: "Quella l’ho fatta io!"...???

Sei soddisfatta per ora di quello che hai fatto nel mondo dello spettacolo? Credi che se avessi vissuto in questi anni avresti potuto avere le stesse opportunità che hai avuto ai tuoi esordi?

- Sono sicura che ne avrei avute molte di più. Niente maggiorate contro cui combattere. Ora, se lo si vuole veramente, c’è posto un po’ per tutti.

Quanto contano secondo te nel mondo dello spettacolo la reali capacità di un artista (musica, recitazione, ballo, scrittura...) e quanto l'adattamento da parte sua ai canoni e agli stereotipi che vengono invece imposti da chi decide le sorti del mondo dello showbusiness?

- Devi avere al tuo attivo un bel 100 tondo tondo.90 di bravura e basta... non arrivi a nulla. 90 di bravura + 10 di... chiamiamolo "adattamento" (!) ed è fatta. Ma, ascoltami bene, oggi puoi avere 90 di adattamento e 10 di talento: arrivi lo stesso. Mi hai capito?.. a buon intenditor...

Che cosa hai imparato dal mondo dello spettacolo?

- Che era meglio lasciarlo il più presto possibile. Ho perduto molto in più di trent’anni, e non mi è stato più possibile recuperare nulla di ciò che è andato perduto. Ma questo è solo il mio punto di vista.

Oggi Liù Bosisio di cosa si occupa? Del passato ti manca di più il fatto di non aver più la possibilità di rivivere quei momenti, oppure di non avere più quell'età e quindi ancora quasi tutto da scoprire?

- Oggi sono piena di interessi. Insieme a giovani amici abbiamo fondato un’Associazione, (Buffoni Maledetti), che si occupa di lanciare sul mercato giovani scrittori, poeti, autori di arte visiva e musicale. E’ già uscito il nostro primo libro: "Peripezie Peripatetiche". Ora siamo alla seconda edizione. A giorni uscirà il secondo libro: "LiberaMente", una raccolta di poesie dei nostri otto poeti. Veramente geniali. Abbiamo anche un sito. Anzi, approfitto per stimolare giovani autori: date un’occhiata a BUFFONI MALEDETTI. Vi piacerà. Questo sito ha una caratteristica: le opere vengono pubblicate e poi commentate dagli utenti. Anche severamente se il "pezzo" non funziona. Tornando a noi... del passato mi manca solo il tempo perduto stupidamente. Ho il terrore della morte, ma non tornerei mai indietro.

Vuoi aggiungere tu qualcosa che non ti è stato chiesto o che vuoi far sapere?

- Voglio dire che io sono una "persona", non solo un’attrice. Ed è unicamente per questo che vorrei essere considerata. Ti ringrazio. Ciao!

 

Agosto 2007

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