Un mondo minimo

 

La piccola se ne stava accucciata all’ombra del grande albero, l’unico, in quella vasta piana cotta dal sole.

Giocava con un maggiolino… se lo faceva scivolare da una mano all’altra…  poi su, lungo il braccetto nudo… e prima che arrivasse alla piccola ascella, svelta come un furetto, gli impediva il passo con l’altra mano. E rideva.

Le faceva solletico con quelle zampettine caracollanti… un piccolo solletico appena annunciato, come una briciolina di pane quando te la ritrovi nel letto e non sai che sia.

La bambina era incantata da quel  mantellino rosso punteggiato di piccoli pois neri… e si chiedeva come mai il buon Dio avesse pensato di vestirlo così. Lo potevano vedere tutti con quei colori… non passava certo inosservato… qualche uccello affamato lo avrebbe visto e se lo sarebbe mangiato, povera bestiolina!

Il maggiolino intanto camminava su e giù sul braccino di pesca, stimolato dal soffio leggero del respiro di lei… Ogni tanto si fermava… pareva riflettere… poi riprendeva  con grazia il cammino. Ben presto, però, si stancò di quel  gioco. Si fermò, sfregò le zampette a mò di saluto, e aperte le minute ali trasparenti, con lievissimo ronzio se ne volò via…

La piccola ne seguì il volo… “vola alto”, osservò… “così piccolo e così in alto!”, e le pareva impossibile che un cosino così riuscisse a tanto.

 

Fu distratta dai suoi pensieri dal frinire assordante delle cicale… Era un canto continuo, senza soste, che dava voce alla vasta distesa assolata.

Strano non l’avesse udito prima. Forse, presa com’era dal gioco, non aveva dato spazio ad altro, chissà, ma quel rumore era davvero insistente e fastidioso, e le pareva che lo diventasse sempre più.

Scosse un poco la testa per allontanare il suono, ma quello era penetrante… allora si turò le orecchie con i piccoli pugni serrati… Niente da fare.

Spazientita, batté le palme una contro l’altra, tre, quattro volte, producendo un suono piccolo, ma secco. Ed ecco che la pianura si zittì… così, tutto a un tratto… Qualche secondo di silenzio carico d’oro…

Lei sorrise incredula.

Poi… prima una cicala… poi un’altra a farle eco… e poi un’altra ancora e ancora… e di nuovo quel frinire incessante.

La piccola sospirò profondamente e…  “questa è l’estate! non ci posso fare niente…” sconsolatamente ragionò.

 

Fu subito rasserenata  dal volo azzurro di un calabrone… “gira in tondo come le api”, osservò affascinata, “e fa un bel suono anche!... zzzz…zzzz…zzzz…”

Il calabrone girava compiendo degli otto misteriosi, come in un rituale magico…

Rapita, seguiva gli azzurri arabeschi che si formavano nell’aria… “un aereo non è così bravo!”

“zzz… zzzz… zzzzz… “

Qualche minuto e il calabrone già se n’era andato via, lontano chissà dove…

 

Adesso la bambina si è stesa  nell’erba, a ventre in giù, i gomiti puntati al terreno… la sua sottanina sul prato assetato, sembra un grande papavero rosso.

Ecco che china la testa verso terra affondando il nasetto nelle stoppie… Ora i suoi occhi possono indagare in quel piccolo mondo sconosciuto e misterioso…

Fili d’erba giallo fieno che vibrano al suo alitare… e piccole formiche affaccendate che corrono operose verso qualche pertugio segreto. Reggono semini e briciolette di chissà cosa…

“tra le zampine?..  o forse con la bocca?..”

Curiosa, le segue nel percorso… non osa quasi respirare tanto è presa dalla rivelazione…

All’improvviso dispettosa, con il piccolo dito smuove la fila, la interrompe… e quelle si disperdono spaventate. Una corre di qua, una di là…  un’altra si nasconde rapida sotto un sassetto senza mollare la presa. 

Con occhi sgranati ne vede una  arrampicarsi faticosamente con il suo fardello lungo la scanalatura di un filo d’erba… la vede salire… salire… e, arrivata in cima…  dondolare lieve, disperatamente attaccata a quell’esile sostegno… non sa girarsi, la punta è sottile… la formichina annaspa, suo malgrado è costretta a lasciare il bottino…  

Poi miseramente cade fra lo scolorito seccume estivo.

 

La piccola si alza di scatto. Poi una corsa folle attraverso la grande piana… là in fondo c'è la sua casa.

                                                                               

Grossi lacrimoni rotolano sulle sue guancette, non sa perché, non sa che sia,  ma è come se sul petto le fosse caduto un grande sasso. 

 

 

 

 

 

 

 

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