Sulla spiaggia

 

 

Erano lì, nei loro prendisole color kaki. Bambine e maschietti tutti eguali, con le cocuzzelle rapate. Parevan soldatini. Che li differenziava era la forma del cappellino: a cloche per le bimbe, alla Gene Kelly per i monelli.

 

La spiaggia si stendeva a perdita d’occhio compiendo un largo cerchio per  accogliere ed abbracciare quell’infinito che era di un grigio-celeste di madreperla. Le onde erano piccole e lievi, quasi che il mare volesse esser gentile e su misura per i piccoli ospiti.

 

Pochi bagnanti alla vista.

 

Lungo tutto il litorale, appoggiate sulla sabbia come vecchie e pigre signore, costruzioni di cemento basse e rettangolari,  simmetricamente ben distanziate tra loro, di un bel colore blu luminoso.

“Color  “manto della Madonna”…” diceva la Cicci sentenziando.

In verità altro non erano che bagni alla turca e spoglie cabine primitive, ma quell’intonaco paradisiaco rallegrava l’aria e chi lo guardava.

 

Le suore con i bianchi veli svolazzanti, parevano gabbiani intenti a frugare la sabbia… e tutt’intorno uno sciamare dorato di prendisole chiacchierini e cinguettanti.

 

Si fece l’ora della merenda: un acuto fischietto e subitamente, spintonandosi un poco, eccoli tutti in fila, maschietti e femminucce, con la mano tesa a prender la razione di  fichi secchi e  pane.

 

Poi la fila si scioglie… ognuno nel suo angolo del cuore. Chi qua, chi là… e bambini a mazzi dappertutto. Piccoli capannelli, risate, sabbia che vola, qualche strillo e dispetto.

Poi un gran tacere… Ognuno assapora il miele dei fichi, chi con compunzione,  chi con meticolosa astuzia.

“Bisogna compesare” diceva la nonna a Cicci, e lei, memore, ecco che addenta un gran morso di pane ed un minuscolo segmento di fico… Se sarà brava, alla fine le rimarrà, dei tre, un fico intero da gustare tutto da solo. E con delizia.

 

In faccia al mare e dietro alla grande spiaggia, una scarpata: in cima a questa passa il treno. E quando questo passa, è il delirio… Tutti i bambini a compitare urlanti:

“Pacco, posta, visita, partenza… pacco, posta, visita, partenza…” ad ogni carrozza il suo sostantivo.

 

Chissà se per tutti i bambini è come per Cicci?..

Sì, perché ogni volta che il treno passa, lei si precipita sotto la scarpata, tra erbe gialle e sassi… Da lì, lo guarda da sotto in su, con il ditino puntato a contare i vagoni. Speranza, tremore, anche qualche gocciolone…

“Pacco… posta… visita…  partenza… Pacco (la mamma mi manda un pacco pieno di cose buone) …posta (la mamma mi scrive una bella cartolina colorata)… visita (la mamma viene a trovarmi!)… partenza (finalmente torno a casa mia!)…”

E ancora: “pacco… posta… visita… partenza…” tante volte quanto è lungo il treno, e il treno merci, si sa, non finisce mai…

         Tutto sta a vedere che cosa le riserverà l’ultimo vagone. Quello sarà il segno.

 

 

 

 

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