Paolina

 

 

Viveva felice quando un mattino un’ ischemia cerebrale l’aveva stroncata.

 

Ora un nulla apparente se non il fuoco che in lei  continuava  ad ardere. Si sentiva una torcia, questo solo arrivava alla sua coscienza. 

Smaniava, sorda alle imprecazioni delle infermiere e scalciava il lenzuolo, le lunghe gambe intatte, denudando le cosce ancora belle sino alla sommità dove  il pannolone intriso, inutilmente tentava di offendere la sua femminilità. E loro a coprirla, quasi legandola, con fasce di traverse al lisoformio, biasimando la sua scostumatezza.

 

Impazzita dal dolore, si strappava il catetere con furia animale ed io a soccorrerla: “Paolina, non fare così!”, ma le mie parole non riuscivano a penetrare quell’ammasso violento che le era caduto addosso.

La  brutale ed esasperata voce della turnista, così bellina nei suoi capelli intrecciati, una madonnina fiorentina pareva… e che andava sbraitando:

“Strappati tutto quello che vuoi! Non me ne frega niente!...”

 E che poi, furiosamente, lasciava la camera con indignazione.

 

Le avevano messo le sbarre al letto, una culla perversa che la imprigionava, e lei, esausta, senza forze, che con una gamba, disperatamente, tentava di scavalcare…

Rotolava e rotolava, ora a destra, ora a sinistra, in quel letto così sordido e infame, ogni volta sbattendo la testa, le ginocchia e le anche, contro il ferro impietoso delle sponde. Ed era tutta un livido, poverina,  ma così fiera e coraggiosa  in quella sua lotta che sembrava non avere un senso.

 

La paresi le aveva bloccato la lingua sì che il suo dire arrivava confuso, inarticolato… e lei, caparbia, insisteva per farsi intendere da noi che, ottusamente, non riuscivamo a decifrare quel suo linguaggio divino.

 

Nei rari momenti di spossatezza, se ne stava quieta e assorta, le guance lisce e pallide, una spalla forte e tonda che le usciva dallo scollo della camicia… Le braccia lunghe e sode adagiate dolcemente lungo il corpo… le lunghe gambe affusolate finalmente a riposo… Giaceva quasi languida, ricca di femminilità gentile…

 

La mia sorpresa quando seppi dei suoi ottant’anni…

La malattia, quasi a ricompensa, gliene aveva cancellati quaranta.

 

 

 

 

 

 

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