La bicicletta

 

 

Se ne stava felice tra le braccia di Andrea, l’amico della mamma.

Le piaceva Andrea: assomigliava al Duce da giovane, tutti lo dicevano. Solo che Andrea  non strillava mai, mentre quell’altro che aveva sentito alla radio…mamma mia!  Cicci si chiedeva perché mai fosse sempre tanto arrabbiato.

Andrea invece era sempre gentile: le sorrideva, le tirava il nasetto, la faceva ridere…

Ciò nondimeno le incuteva una certa soggezione (anche nella fotografia che le aveva regalato… era  così serio con la scrivania, i libri e tutto il resto…)

Cicci pensava:  “Tutti i professori di scuola sono così” quasi a scusarlo.

 

Perciò, quella mattina era felice. Andrea aveva inforcato la bicicletta e la aveva issata sulla canna… una bicicletta d’argento! bella!…

Teneva con orgoglio le manine attaccate saldamente al manubrio, quasi che a pedalare fosse lei. Si sentiva importante e le pareva che tutto il paese la guardasse con ammirazione:

“Guarda com’è bella quella bambina sulla bicicletta!”…

 

Avevano preso la via dei campi. Il sole era alto, sole di mezzogiorno.

Il vento le scostava la frangetta, ne sentiva sulle guancette la carezza. Era una sensazione dolce, come quando si liscia un gattino. Le braccia forti di Andrea la sostenevano e lei vi si appoggiava con fiduciosa riconoscenza.

Si chiedeva se le braccia di un papà fossero così… Poi cacciava il pensiero con uno scotimento della piccola testa, per non farsi venire il magone, ma tirava su col naso…

 

I campi correvano come quando sei sul treno… e allora, passata l’ombra, lei si divertiva a fare “drin drin” col campanello… una vera bellezza!

 

E poi un piccolo borgo, poche case sparse lungo la strada… finestre aperte,  profumi e suoni…

 

Il sederino cominciava a dolerle, è dura la canna, ci voleva un cuscino…

Cicci inarca la piccola schiena per mantenere l’equilibrio…

Andrea dice tranquillo: “Stai ferma Cicci… vuoi che cadiamo?…” e lei, da sempre savia, che si sforza di obbedire.

 

Ma non può resistere a lungo: il sederino ondeggia da una parte all’altra della canna… la gambina si agita nell’aria… e poi il grido. Il piede imprigionato dai raggi lucenti della bicicletta… un morso di cane, un dolore cocente…

 

Andrea che frena, che scende, che libera il piedino offeso… grosse lacrime che gocciolano sulle guancette…

 

E lei, seduta per terra, attonita in tanto dolore, che sente la voce della radio uscire metallica da una vicina finestra:

“Bollettino di guerra… Caduti sul campo: Antonelli Carlo, Arnone Anselmo, Belfiore Giuseppe, Carletti Giovanni, Colasanti Mario,  Federici Amleto,  Madonì Ernesto,  Scarvini Luigi, Spontini Antonio, Tommaso Gianmatteo….”

 

 

 

 

 

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