Il buon odore.

 

 

 

 

Dormiva in un gran lettone di ferro insieme alla vecchia su al primo piano, nella stanza contadina tutta bianca con i mobili scuri e pesanti... Il materasso di crine faceva uno “ss-cick ss-cick” fantastico ogni volta che lei si muoveva... apposta dondolava la gambina per sentire quel rumorino che sapeva di scintille nel camino... “ss-cick  ss-cick”... e il cuscino poi era di foglie seccate al sole, sotto al lino grezzo e aspro della federa: una  canzone, un rumore di mare, uno scalpiccio di gregge... una bellezza!

 

La prima cosa che faceva appena sveglia, era di allungare un braccetto al comodino per afferrare gli occhialini... Con mossa rapidissima se li ficcava sul nasetto e subito il mondo tutto le si illuminava... la nebbia grigia ad un tratto sparita. E ogni volta un gran sospirone di sollievo.

 

Annegava in quel lettone tanto era piccina...e, da quel nido, girava intorno gli occhietti offesi lungo i muri a calce... un grossissimo armadio con lo specchio verdastro guastato dal tempo... un comò con innumerevoli cassetti pesantissimi... il trepiede di ferro con il catino e sotto la brocca piena d’acqua. Era lì che si lavava tutte le mattine, ma la brocca non ce la faceva a sollevarla. Aveva sempre bisogno di una “persona grande” che l’aiutasse e la cosa la imbarazzava. Non ci teneva proprio a mostrare quanto piccola e gracile fosse, si reputava grande ormai. Ma quando in camera non c’era nessuno che potesse vederla, Cicci felice e furtiva, tuffava le mani nella brocca stessa: una sfregatina alle braccette e una passata veloce veloce sugli occhietti assonnati. Pareva un gattino da come si lavava.

Quella mattina un buon odore di cibo arrivava dalla cucina sottostante. Cicci fiutava l’aria col naso all’insù... Le piccole narici si aprivano e chiudevano con ritmo ineguale per carpire il segreto di quell’odore... Aveva fame di roba buona, non del solito latte e polenta che le capitava ogni giorno ad ogni risveglio. Girava scalza per la stanza annusando l’aria e più si avvicinava alla porta, più l’odore diventava concreto.

Tornò di corsa verso il letto e si mise a cercare i sandaletti con premura... erano finiti là sotto, la vecchia forse li aveva urtati...

Stesa per terra sull’ammattonato, freneticamente si allungava per afferrarli... le gambine gracili vibravano dallo sforzo... erano nivee, esili, due sedanini... Le calzettine bianche calzate malamente, mostravano sulla soletta la polvere raccolta nel suo girovagare per la campagna.

Finalmente li trovò e, seduta per terra, con impegno lottava con fibbie e cinturini...

Fu in piedi. Una corsa allo specchio per un rapido controllo: tutto era posto salvo la molletta dei capelli che se ne stava scivolando via e la frangia che le era tornata sulla fronte. Si umettò le dita con un poco di saliva e inumidì la ribelle per farla restare di lato... le diede anche un piccolo pugno, ma quella...

Esasperata, se la tenne schiacciata con una mano mentre con l’altra, velocissimamente, infilò la molletta.

Ce l’aveva fatta. Con un gran sospiro si rassettò la vestina e si diresse verso la porta. Abbassò la maniglia lentamente, per non fare rumore...

Le scale erano brevi, ma con gradini altissimi... Adagio, con cautela, ad uno ad uno, affrontò gli scalini con giudizio... Il buon odore ora si faceva sentire con forza. Ancora due scalini... ecco!...

Si fermò a metà della scala: ora poteva vedere la cucina... Non c’era nessuno.

Una pentola stava sul fuoco, proprio davanti a lei, sulla parete di fronte. Il coperchio un poco sollevato su di un lato...

 

L'orrore la colpì in pieno, una pietra. Tutta la sua personcina ne fu violata... 

Davanti ai suoi occhi incatenati, mille e mille lumache fuggivano dalla pentola strisciando sul coperchio arroventato... Il fornello ne era pieno: lumache carbonizzate che ancora vibravano, con il collo teso e le antenne impazzite... Per terra, sui muri, ovunque, nella loro scia dolorosa, lumache ustionate  fuggivano l’inferno.

           La bocca di Cicci si spalancò come in un urlo, ma nessun suono ne uscì.

           Se ne restò lì… la bocca che si apriva e si chiudeva… ripetutamente.

           Pareva un pesciolino tirato in secco.

   

 

 

 

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