Genova, 15 marzo 1979

 

 Ho conosciuto un ragazzo, proprio un ragazzo.

Ha addosso ventisette anni di tenerezza.

Dorme raggomitolato con la testa nel suo bozzolo

- fatto di straccio - come lo chiama lui.

Di giorno ha gli occhi luminosi.

La notte accattona un compagno

mentre ombre disperate gli consumano la faccia.

Adesso dorme con me.

La mia solitudine va sposa ai misteri

che ogni notte si celebrano attorno al suo sonno.

Nel buio, con gli occhi aperti, mi occupo di lui

e non  lascio entrare nessuno.

Spio il nero della stanza

per lottare gli angoli più neri.

Buchi profondi ci galleggiano intorno

con tutta la loro angoscia.

Tutto è “acqua grassa”, ma io batto le ciglia

e il mio ragazzo è salvo.

Io curo il mio ragazzo e il nostro letto

è un buon boccone di terra.

 

 

 

 

 

 

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