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Un' Ofelia da nulla
L’avevano trovata nei pressi dell’ospedale, seduta
per terra nella sua pipì, sorda ai richiami.
Nessuno sapeva chi fosse, né il suo nome, né da dove
venisse.
E nessuno l’aveva cercata.
Se ne stava con gli occhi fissi nel vuoto. Sbarrati.
E sulla sedia, un infinito dondolio, come cavallo
dietro alla transenna del box, quando oscilla il
capo in un’inquietudine senza fine. Le mani parevano
inerti, ma a tratti, si artigliavano ai lembi della
camicia che a malapena la copriva.
Dalla bocca spalancata uscivano suoni disarticolati
e poi silenzi carichi di dolore.
Restava così per ore, con la testa piegata su un
lato, il mento sul petto, e quel moto perpetuo
che la stava demolendo.
- Ahhhh!.. sì sì sì… vogl… nnnnnnnnnnnnnnnno! - e
stringeva la veste.
- Criss-ssst-toooo !… - sembrava implorare…
- Naè… na… n-nooo… Vedi… vedi… vedi vedi… diiiiiiiii!
– gridava sbattendo il capo...
Dalla finestra della squallida
camera, entrava una luce grigia senza senso,
spezzata solo dal nero dell’incrocio delle sbarre
di ferro che la attraversavano.
Qua e là
il minimo indispensabile: un letto con le lenzuola
quasi a terra, un lavandino ingiallito dall’usura e
un triste crocefisso alla parete. L’unica sedia era
quella sulla quale lei si cullava da ore. Una
camera dove spazio e tempo parevano non
esistere.
Adesso cantilenava una nenia… Raccolte le braccia
sul petto, con una mano si accarezzava la sommità
del capo, ora riverso all’indietro…
- Bell-aaaa bell-aaa… bell-a io!... bellaaaa… iooo…
- e si dondolava piano, con dolcezza infinita…
- Puuupa bell-a pu-paaa… ioo… - e si lisciava la
guancia…
- Oh… oh… babaaa… ohhh… oooh!... – e pareva
sorridere…
Stracciava l’anima.
… Ora ha chiuso gli occhi, sembra dormire, se non
fosse per quell’ interminabile oscillare che
denuncia il suo essere presente, nonostante tutto.
Nessuno sa cosa fare di lei, né dove condurla, né a
chi affidarla…
Non avrà neanche sedici anni.
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