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Zanzarino
Quando cavalcava il suo Zanzarino, si sentiva
felice.
La visiera sugli occhi a ripararla dalla luce, così
sfacciata alle volte, i jeans benedetti, buoni per
tutte le stagioni, la felpa blu, un po’ calda
veramente, ma ora che è sera va anche bene, e via
come un soffio giù per la discesa in un tunnel di
verde.
Sedici anni si sentiva addosso, sedici! Il vento le
si infilava malizioso sotto alla felpa, e lei rideva
dei piccoli brividi di piacere così simili ai
brividi di un tempo.
Zanzarino non era altro che un monopattino elettrico
che lei pomposamente chiamava motorino.
Con quello sfrecciava, si fa per dire, sedici
chilometro orari, tutti i giorni per il paese a
cercar stecche di sigarette o commestibili atti alla
sua sopravvivenza. Le comari sedute davanti alle
porte di casa, univano le teste quando lei passava.
Sapeva dei mormorii, della disapprovazione: “Ma
come? Alla sua età se ne va in giro così spudorata e
con la sigaretta in bocca?” .
Allora lei
sterzava verso il gruppetto quasi a sfiorarlo, fra
gridolini e mezze imprecazioni, e via, a più non
posso, fra case basse ed alberi svettanti in quel
mare d cielo.
La strada le si offriva piana, dolce… e a un tratto,
ecco una buca, la traditora! Lei si alzava in piedi
sulla predella per alleggerire il contraccolpo alla
piccola ruota posteriore, che già faticava di suo,
con i quarantotto chili di lei a pesare sul sellino.
Arrivata alla salita sotto casa, doveva scendere,
troppo ripida per lui, che era piccolino. E per
farle piacere, il minuscolo motore la tirava su sino
alla cima e lei, attaccata al manubrio e costretta
com’era, gli correva appresso senza sforzo
sgambettando come una ragazzetta.
Questa la singolarità di Zanzarino: compiva
miracoli, la faceva ritornar monella. Una sorta di
dolce ambrosia, di recente elisir di giovinezza:
via dalle spalle tutti gli acciacchi e piccole
miserie! Via i ricordi, i rimpianti, le inutili
illusioni!
Quand’era in groppa al suo cavallo, come un’amazzone
circense nell’arena, caracollava festosa per campi
luminosi e vicoli segreti, dimentica di tutto.
E che importa se quando rincasava tutto rientrava
nella norma… i bisticci quotidiani, la cura delle
piante, la pappa ai suoi cagnoli , un po’ di mal di
schiena…
Con le guance ancora fresche di vento, metteva al
riparo della notte il suo venerato Zanzarino, la
spina elettrica nella presa per ridargli vigore e
una dolce pacca sulla sella, proprio come si fa coi
puledri.
Poi entrava in casa… di nuovo con i suoi anni che
erano tanti… Ma proprio tanti.
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