
"Fanciullezza fanciullezza che mi lasci, dove vai?
"Non tornerò più da te, mai più ritornerò..."
(Saffo)

Come potersi aggrappare alla propria fanciullezza?
Liù ci ha provato col teatro. Che cos’è il teatro se non un gioco,
un sogno, dove i personaggi si rincorrono e ti penetrano così che tu li possa rappresentare? E questo è durato per trent' anni. Quando
il teatro è diventato dolore, Liù lo ha abbandonato senza rimpianti. E la fanciullezza? Come non lasciarla allontanare, dissolversi?…Liù
ha trovato un altro modo: i colori, le forbici, le terre. Con
queste gioca e il sogno ritorna… Ed ecco gli onirici collages dorati,
le ceramiche raku che portano in se stesse l’affascinante mistero della fusione
di terra, acqua, fuoco, rese vive dalle mani di Liù, dai minerali
sapientemente stesi per dar loro voce… E poi i “tableaux”,
dorati anch’essi, piccoli mondi infinitesimali, qua una pallina, là una
conchiglia, un fiore, un gotico maniero, una piccola dama del Pisanello…E
ancora il gioco, questa volta gioco con le parole, in un’allegria di sillabe spezzate, ripetute, che si
snodano con felice malizia. E poi giocare con la voce: Marge Simpson.
Con lei, da diciassette anni, Liù scherza, inventa, si fa amare. E un'altra meraviglia... il computer! creare immagini,
collages questa volta virtuali, e non si stanca mai di inventare, di
creare ...In lei trovano spazio anche frammenti di poesia e piccoli racconti un po'
tristi dove si parla di Cicci, la bambina lontana nel tempo eppure
ancora così presente. Ed è così che la sua fanciullezza è trattenuta, vissuta, coccolata, amata.
Dal diario Liù si è ispirata per il suo primo romanzo, "Il Carbonio nell'Anima" - viaggio antropologico in se stessa di una donna che cerca di trovare le ragioni e il perché del suo vivere.
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